Al piano superiore si trovano gli emozionanti ambienti in cui il maestro dipingeva, dove si nutriva di raccoglimento, dove realizzava le sue meravigliose opere. Tele accatastate, scaffali pieni di volumi e riviste, tubetti di colore, pennelli, tavolozze su cui le stratificazioni di colore hanno regalato le fascinazioni plastiche di un bassorilievo: il tempo sembra essersi fermato. Alle pareti, decine e decine di dipinti danno vita a una sorta di antologica, che non potrebbe avere cornice migliore.

In cima alla scala il disimpegno è il punto d’incontro di un percorso ad anello, che collega diversi spazi, ampi e luminosi: lo studio vero e proprio, una sorta di laboratorio-atelier dove i quadri venivano incorniciati, l’archivio con centinaia di libri, cataloghi, riviste.  

Originariamente era suddiviso in tante piccole stanzette, con soffitti di canna ricoperti di intonaco (in alcuni punti, prima della ristrutturazione, pavimenti e pareti erano pericolanti). È da qui che si accede alle “stanze” del Maestro. Varcarne la soglia è emozionante: una luce abbagliante esalta mille oggetti impregnati di passato. I dipinti alle pareti abbracciano sei decenni di ricerca artistica. Una simultaneità straordinaria, che non si sperimenta in nessun museo e in nessuna mostra.

Nello studio il fulcro è rappresentato dalla sedia del Maestro, collocata innanzi al cavalletto, con accanto una tavolozza a cui gli strati di colore hanno regalato fascinazioni da bassorilievo. E’ l’ambiente che più profondamente evoca la personalità e il bagaglio interiore del professor Ruffini. Qui c’è il suo mondo. E i ricordi, davanti alla tavolozza e al cavalletto collocati in posizione centrale, si snocciolano con una scioltezza disarmante, coinvolgente.

Le immagini delle gallery in alto, a firma di Max Salani, sono tratte dal mensile CasAntica n.44 del novembre 2011 (per gentile concessione) e sono state scattate alla presenza del maestro quando ancora era inattività, poco prima della sua scomparsa. E’ sorprendente ed emozionante rivedere oggi questi spazi, rimasti praticamente immutati da allora.

Lo studio è l’ambiente che più profondamente evoca la personalità e il bagaglio interiore di Giulio Ruffini. Qui c’è il suo mondo, con la sedia, la tavolozza e il cavalletto collocati in posizione centrale. La descrizione più bella è opera di Giuliano Briganti, storico dell’arte, che nel 1976, dopo averne varcato la soglia, scrisse di getto le sue impressioni su un foglietto: “Uno studio al quale si accede prima che da altre porte dalla porta dello sguardo, che presuppone quindi una profonda educazione visiva, un’amorosa familiarità con la vita delle forme, e richiede un enorme patrimonio di conoscenze, anch’esse visive, accumulato con lungo e paziente lavoro nei depositi della memoria”.

 

Realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

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I partner del Progetto

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