La casa-studio di Giulio Ruffini si trova a Mezzano, una frazione del comune di Ravenna, a 11 km a sud del capoluogo, sulla destra del fiume Lamone. L’artista ha vissuto qui a partire dai primi anni Settanta. Ora vi risiedono la figlia Maria Luisa e il marito Roberto. “Conoscevo questa casa ancor prima che i miei genitori decidessero di acquistarla”, racconta Maria Luisa. La ragione? In questo cortile, durante la fiera del paese, c’era la giostra con i cavallini. Ricordo che lungo la strada non c’erano altre costruzioni. E il papà la guardava sempre e commentava: ‘Ma che bella casa…’”

Giulio Ruffini racconta in prima persona alla rivista CasAntica (da cui sono tratte le foto di Max Salani, per gentile concessione), durante un’intervista realizzata pochi mesi prima della scomparsa: “L’ho scelta perché era grande. In precedenza abitavo in una casa fin troppo piccola. La costruzione era disabitata da tempo. Era circondata da erbacce ed era diventata una sorta di discarica. La proprietà era del conte Spalletti. Un mio amico conosceva il suo fattore. Me lo presentò. E ricordo che, in piazza, gli parlai della mia intenzione di acquistare la casa. Il fattore ne parlò direttamente col conte, che accettò di venderla. Penso che il conte fosse compiaciuto dall’idea che volessimo ristrutturarla. E così abbiamo fatto, in due tempi…”. Ecco come si presentava prima dei lavori: 

L’esterno rivela una struttura densa di storia romagnola, sensazione accentuata dalle costruzioni contemporanee sorte tutt’intorno. La tradizione rurale convive con il sapore antico dei frammenti lapidei assemblati sotto il portico. 

Prima della ristrutturazione, gli interni evocavano il fascino misterioso delle case abbandonate. Il piano superiore era pericolante, suddiviso in tante piccole stanzette con soffitti di canna ricoperti di intonaco. Al pianterreno, oltre la scala, non esisteva nulla: un varco conduceva all’esterno, dove si trovavano dei vecchi trattori. 

All’interno, tra gli ambienti che meglio raccontano i trascorsi della dimora c’è l’ex-stalla, con pareti faccia a vista, colonne di mattoni e un bel gioco di volte. C’è anche una targhetta riportante la scritta “1858”, l’anno di costruzione della casa (una seconda iscrizione, con lo stesso anno, si trova all’esterno). “La ristrutturazione è stata avviata nel 1973 – racconta Maria Luisa, la figlia del Maestro – Ricordo i pavimenti in terra. Solo due o tre ambienti erano piastrellati”.

 

Al piano terra, la stanza dei ricordi è indubitabilmente la cucina, evocatrice di un potentissimo senso di vissuto e di grande calore domestico: “Trascorrevamo qui buona parte delle giornate. Ricordo il camino costantemente acceso…”, aggiunge Maria Luisa. L’atmosfera evoca un vissuto sincero e spontaneo, in antitesi col senso di soggezione che si sperimenta in certe case di rappresentanza.

La scala, sormontata dal bellissimo soffitto originale, conduce al piano superiore, dove si trovano gli emozionanti ambienti in cui il maestro dipingeva, dove si nutriva di raccoglimento, dove realizzava le sue meravigliose opere.

Realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

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