Diluvio silenzioso (1970-1990)
Ruffini aveva iniziato come cantore di epica popolare, si era fatto interprete della volontà delle masse contadine di diventare attori di storia; poi aveva avviato un tragitto individuale, nel quale aveva tentato una dialettica positiva fra natura e città in una prospettiva di evoluzione storica progressiva. Ora si rende conto dello schematismo del suo progetto: il mondo che lo ha generato è spazzato via da un risucchio tragico, portato via da un diluvio silenzioso.
L’estinzione del mondo contadino come lo conosceva è sentita dall’artista come fine della civiltà e della storia.
Il tema della “memoria e dissolvimento della civiltà contadina” è al centro della produzione dell’autore per un lungo periodo ed emergerà successivamente e con forza nelle tante rappresentazioni allegoriche di altri soggetti a lui cari come: “L’Italia” e “L’eroe contadino”.
E' proprio nella cosiddetta serie “Scomparsa della Romagna” e con riferimento particolare ai “Monumenti” (alla madre, al contadino, al poeta…) alle “Rovine” e alle “Archeologie”, dove Ruffini attesta la solitudine dell’individuo e racconta la deriva del mondo rurale, della Romagna contadina.
Senza alcuna concessione “all’arrendersi” e con potenti visioni, canta tra tenerezza e violenza la scomparsa di un mondo, di una stagione, di una terra, del luogo più amato. La fine di una storia dal profilo universale, come “il mondo alla fine del mondo”.
Al Catalogo ragionato, suddiviso in 4 capitoli, si affianca il Catalogo generale, che contempla pressoché tutte le opere di Giulio Ruffini (suddivise per temi ordinate in ordine cronologico).