Catalogo ragionato

Radici (dagli albori agli anni ’60)

Ruffini proviene da una civiltà contadina che si è riprodotta sostanzialmente identica da secoli, priva della percezione della progressione storica, radicata a una terra cui ha dato forma, e che coi suoi cicli produttivi concedeva una risicata sopravvivenza. Il paesaggio della prima parte della sua vita è fatto di strade e viottoli tracciati dalle ruote dei carri, campi modellati da un lavoro secolare, con scoli e fossi per lo scorrimento delle acque, ritmo del lavoro governato dall’avvicendarsi delle stagioni, vita nelle corti, case povere tenute linde dalla cura delle donne, ruoli precisi per tutti, dai bambini agli anziani, feste e riti sotto la legge indiscutibile del succedersi della vita e della morte.

> Brani dal testo critico di Diego Galizzi, curatore della mostra GIULIO RUFFINI. L’EPICA POPOLARE E L’INGANNO DELLA MODERNITÀ. 1950-1967 – Bagnacavallo (RA) | Museo Civico delle Cappuccine, 18 febbraio > 2 maggio 2021

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Città/campagna (1960-1970)

Il disegno della campagna viene scosso dall’urbanizzazione, il pittore si trasferisce in città. Attorno al 1960 il collegamento che lo teneva unito al luogo d’origine si tronca di netto. Lo spazio figurativo del pittore conosce per la prima volta l’apertura su un presente la cui forma non è già predeterminata, ma diventa spazio aperto a differenti potenzialità compresenti. è l’effetto della nascita di una individualità che si riconosce in possesso di una libertà prima impensabile, ma anche di solitudine e disperazione sconosciute. Questo è il momento di equilibrio fra passato contadino e presente urbano.

> Brani dal testo critico di Franco Bertoni, curatore della mostra GIULIO RUFFINI. Dalla meraviglia del vero  al rimpianto del passato. 1942-2013 – Faenza (RA) | Galleria Comunale d’Arte, 30 ottobre > 21 novembre 2021

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Diluvio silenzioso (1970-1990)

Ruffini aveva iniziato come cantore di epica popolare, si era fatto interprete della volontà delle masse contadine di diventare attori di storia; poi aveva avviato un tragitto individuale, nel quale aveva tentato una dialettica positiva fra natura e città in una prospettiva di evoluzione storica progressiva. Ora si rende conto dello schematismo del suo progetto: il mondo che lo ha generato è spazzato via da un risucchio tragico, portato via da un diluvio silenzioso.

L’estinzione del mondo contadino come lo conosceva è sentita dall’artista come fine della civiltà e della storia.

> Brani dal testo critico di Paolo Trioschi, tratti dal catalogo della mostra GIULIO RUFFINI: LIBERTÀ DEL SEGNO Figure al femminile e Romagna che scompare – Ravenna | Biblioteca Classense, Manica Lunga, 20 novembre > 11 dicembre 2021

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Nostalgia fondatrice (1990-2011)

Come i padri fondatori dell’arte italiana del secolo scorso, Ruffini riplasma miticamente il proprio mondo e quello dei suoi ricordi riportandoli nelle sue opere in maniera simbolica: Ruffini per rappresentare queste tematiche non guarderà più intorno a sé ma appunto dentro di sé.

Questo caratterizza le opere dell’ultimo periodo della sua vita.

> Brani dal testo critico di Beatrice Buscaroli, curatrice della mostra AUDACIA E PRUDENZA – Bologna | Palazzo d’Accursio, sala d’Ercole, 6 > 27 novembre 2021

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Al Catalogo ragionato, suddiviso in questi 4 capitoli, si affianca il Catalogo generale, che contempla pressoché tutte le opere di Giulio Ruffini (suddivise per temi ordinate in ordine cronologico).

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Realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

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