I luoghi e la storia
Braccianti e donne
Da “Le radici” di Giuseppe Masetti, pubblicato nel catalogo della mostra “Giulio Ruffini. L’epica popolare e l’inganno della modernità. 1950-1967”, Bagnacavallo (RA), Museo Civico delle Cappuccine, 18 febbraio – 2 maggio 2021
“Lì sono soprattutto le donne, maestre di questo artigianato, ad affrancarsi dai ruoli subalterni lavorando a domicilio oppure in campagna, come dovrà fare la madre Eugenia alla morte prematura del marito, quando il piccolo Giulio aveva solo sei anni e la famiglia si era trasferita da poco a Mezzano. Madre e figlio torneranno poi ad abitare presso la nonna materna a Glorie, sempre in prossimità di quello stesso fiume, in un sobborgo di operai, dove intraprendere la carriera dell’artista è davvero una scelta coraggiosa. Ma il giovane ha passione e talento; disegna bene, anche se non ha potuto completare gli studi superiori e deve lavorare allo zuccherificio o aiutare lo zio elettricista per contribuire ai proventi della famiglia.

Contadine a riposo, 1958.
Le figure degli operai e il protagonismo delle lotte bracciantili, benché umiliato spesso da violente repressioni, unito alla sacralità di un dolore quotidiano per i problemi del lavoro, rappresentarono per tutti gli anni Cinquanta la principale fonte ispiratrice della sua accurata produzione. La madre e la nonna con cui era cresciuto erano affettuose presenze domestiche che si stagliavano ogni giorno dalle lunghe processioni di donne ch’egli vedeva passare in bicicletta per andare al lavoro e raggiungere le terre della frutta, le risaie o le larghe distese di barbabietole da sarchiare. Lo circondava infatti un paesaggio incapace di ispirare suggestioni gradevoli, mentre erano le figure di uomini e donne al lavoro, o più spesso ritratte nelle pause del lavoro, a fornire materia per i suoi bozzetti e i suoi quadri. Ruffini nasce come narratore di questo mondo della fatica e porterà a lungo con sé questa esigenza compulsiva che abbozza figure alla velocità del pensiero. Ancora negli anni più avanzati confesserà: Sono un semplice osservatore della realtà, con la smania nelle mani di rappresentarla”.